Dubai: quanto mi costi…

27 ottobre 2009

Mi capita spesso di leggere articoli che descrivono con pessimismo la situazione economica a Dubai (ne ho già parlato anche qui e qui), ma basta visitare la città e ti ritrovi circondato da grattacieli appena costruiti e da una concentrazione di automobili di grande lusso unica al mondo.

Che ne dite? :-)

Che ne dite? 🙂

Difficilmente negli articoli riesco a trovare la chiave per capire quanto sia seria e preoccupante la crisi in oggetto, e quanto invece le risorse disponibili possano sopperire alle esigenze di crescita di quella che è comunque una città-Stato in fase di sviluppo.

Allora per soddisfare questo bisogno di capire ho cercato alcuni dati per mettere a fuoco la situazione. Cominciamo dal tema più comune: Dubai ha avviato progetti ciclopici, che sono costati somme enormi. Chi ha investito è stato il governo o le società semi governative con denaro preso in prestito.

Alcuni dei progetti recenti: la palma di Jumeirah, ora terminata, e la palma Jebel Ali, ancora più grande, in fase di costruzione. L’aeroporto, che ha appena superato Singapore come numero di passeggeri. Una grande flotta di Airbus e Boeing, nessuno più vecchio di 5 anni, della compagnia Emirates. L’hotel a vela Burj Al Arab, Il Burj Dubai, ovvero il grattacielo più alto del mondo (più di 800 metri, ca. 160 piani), il mall più grande del mondo (1200 negozi e tante altre cose), impianti di desalinizzazione in grado di soddisfare le esigenze di quasi 2 milioni di abitanti, dei loro campi da golf, piscine fontane e laghi artificiali, e così via.

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Tutto questo è costato denaro a debito, che sarebbe stato restituito abbastanza velocemente se la dinamica economica non fosse cambiata così drasticamente. Ora la preoccupazionne è che il sistema possa avere difficoltà a mantenere le sue promesse ai creditori. Quanto denaro in prestito?

Ecco il primo dato: se crediamo alla stima più frequentemente riportata nelle analisi della stampa economica, si parla di 100 miliardi di dollari.

Per capire se sono tanti o pochi, penso al debito pubblico italiano: 1750 miliardi di euro, ovvero 2500 miliardi di dollari. I 100 miliardi di dollari complessivi di Dubai sono meno dei 120 miliardi di debiti accumulati in Italia solo nei primi sei mesi dell’anno.

Adesso però rapportiamo alle teste: esclusendo gli espatriati, l’80% della popolazione, il debito dovrà ricadere integralmente sui pochi locali, circa 200.000 persone, che pertanto dovrebbero restituire una somma di 500.000 dollari a testa neonati compresi, dieci volte di più rispetto ai 50.000 dollari di debiti con cui nasce il neonato italiano. Ma non hanno il petrolio?

Andiamo a calcolare anche questo: si estraggono 240.000 barili di petrolio al giorno. A 70 dollari l’uno, a fine anno arrivano circa 6 miliardi di dollari, quindi a malapena ci pagano gli interessi, il capitale da restituire rimane sempre quello.

 Ma ora mi domando: con 100 miliardi presi in prestito hanno costruito un sacco di cose, che hanno comunque un valore, nonostante la crisi. Tale valore si è notevolmente ridotto in questi mesi, ma le stime più recenti portano comunque a calcolare asset immobiliari proprietà del governo e delle società semi governative per almeno 400 miliardi di dollari.

Ecco allora che il cittadino degli Emirati può tirare un sospiro di sollievo, accanto al mezzo milione di debito si ritrova due milioni di patrimonio.

Ma cosa deve dire il suo connazionale che vive a 150 km da lui, ad Abu Dhabi, nel cui territorio si trova il 10 % delle riserve mondiali di petrolio?  Facciamo un pò di conti in tasca anche in questo caso, cifre alla mano.

Si estraggono quasi 3 milioni di barili al giorno, che fanno 75 miliardi di dollari ogni anno. Il suo governo ha da tempo investito i proventi in attività finanziarie internazionali, e possiede un fondo sovrano con liquidità per 850 miliardi di dollari, pronti per essere investiti. Per intenderci, gli altri fondi sovrani più ricchi del mondo, quelli della Norvegia, di Singapore, della Cina, raggiungono al massimo circa 300 miliardi l’uno. Se consideriamo che ad Abu Dhabi gli abitanti locali sono 400.000, e che gli investimenti all’estero già effettuati superani i mille miliardi, allora ogni cittadino locale nasce possedendo una aliquota di benessere del valore di 17 milioni di dollari, ovviamente senza debiti

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Università a Dubai/2

15 ottobre 2009

Sedi universitarie da tutto il mondo (per il post precedente, clicca qui), dunque, si sono insediate qui da anni, con ottimi risultati didattici ed economici, per una lunga serie di motivi.

Ad esempio l’appoggio del governo locale non manca, come dimostra la presenza dello Sceicco-Ministro alla cerimonia di laurea della UOWD.

Inoltre le infrastrutture sono eccellenti: Dubai Holding ha costruito il Knowledge Village e la Dubai International Academic City, grandi complessi in cui le università possono semplicemente affittare aule, laboratori e uffici insediandosi in tempi brevi e in modo flessibile, con investimenti minimi. Possono iniziare con piccole dimensioni e crescere in funzione della domanda, con costi variabili, affittando quanto necessario per operare senza investimenti immobiliari.

Dubai Knowledge

Dubai Knowledge

In questi complessi le varie università operano una accanto all’altra e gli studenti fruiscono di tutti i servizi comuni, in una logica di campus molto efficiente. Anche la disponibilità di studenti che pagano fee adeguate non è un problema: figli di famiglie locali, di espatriati, molti studenti provenienti anche dagli altri Paesi del Golfo. Infine le università possono operare nelle free zone, e ciò significa che gli utili generati dall’attività didattica sono rimpatriati alla sede centrale senza esenzione di tasse locali.

Università dunque da tutto il mondo, da anni, ma… neanche una università italiana. Perche’?

Per decidere di aprire una sede all’estero e per gestirla correttamente bisogna che :

– I docenti coinvolti siano perfettamente in grado di insegnare in inglese
– Gli organi decisionali accademici siano dotati di spirito imprenditoriale, di capacità organizzativa e manageriale
– I docenti accettino di essere trasferiti all’estero, rinunciando a coltivare il network di relazioni locali, di consulenze ufficiose, di clientele varie
– I docenti siano presenti, visibili, disponibili, e insegnino consapevoli di essere in concorrenza con le altre università, e di non poter contare su rendite di posizione.

Ancora non si capisce perchè l’univerisità italiana non sia presente…eheheh 🙂


Shopping a Dubai: Ammirati Arabi!/2

11 ottobre 2009

E’ utile disporre di un’intera giornata per un giro di ricognizione completo della zona, evitando magari la visita al fortino che, in effetti, dopo due giorni di grattacieli stellari e marmi di Carrara tirati a lustro, agli occhi di un europeo appare come un’oasi dove abbeverarsi di passato e tradizione, ma in realtà e persino meno interessante del torrione di Forte dei Marmi. Di solito ci si ferma sulle sponde del Creek opposta a quella dei suq e della città vecchia, dunque è necessario attraversare il fiordo a bordo di un dhow, uno dei tradizionali, piccoli velieri del golfo, che operano con la stessa regolarità dei vaporetti a Venezia.

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Si sbarca di fronte alla Spice Suq, il mercato delle spezie, costruito nel 1830, che rimane una tappa interessante per l’intensità dei profumi e dei colori. Dai grandi sacchi di iuta spuntano montagne di zaatar (misto di timo, sumac e sesamo, in pratica il curry locale), cumino, bastocini di cannella e cardamomo fresco da macinare nel caffè arabo, denso, chiarissimo e intensamente aromatico, servito in minuscole tazze di porcellana, ma anche oud (il legno profumato che si brucia nelle case) e incenso: i locali ne acquistano in grandi quantità con tanto di fornelletto e carbone, da spargere dopo i pasti, i banchetti o i matrimoni, in modo che impegni gli abiti degli ospiti.

Suq delle spezie

Suq delle spezie

Il Gold Suq, coperto, a poca distanza, da raggiungere magari dopo aver comprato un sacco di canna da zucchero o un involtino da un ambulante indiano (sereni, sono tutti fritti oltre i 100 gradi..), ha purtroppo un’area disneyana e fittizia, ma riesce ad acquistare suo malgrado un insospettato splendore la sera, quando l’immensa quantità di oro rosso esposto dietro le vetrine fiammeggia sotto le luci artificiali. Gli orafi locali di vaglia si contano sulle dita di una mano, a anche i migliori, come Azza Fahmy con boutique nel Mall of the Emirates, o la Bin Hindi Jewellery nel Financial Centre, sono rispettivamente egiziana e indiano.

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Suq dell'oro

A Deira si trovano alcuni dei mall storici, come il Wafi City Centre o il Deira City Centre, o il Bur Juman, il primo dei megastore di costruzione recente, e che ospita le prime griffe occidentali sbarcate negli Emirati, come Giorgio Armani, Valentino e Chanel. Indispensabile, se si amano i profumi personalizzati e le note intense della scuola araba, un salto al Deira City Centre, per le essenze di Ajmal.

Continua…


Dubai: Atlantis The Palm…che spettacolo!!

7 ottobre 2009

L’impressione per chi arriva di notte è spettacolare, una struttura che si staglia immensa e piena di luci tra il cielo buio e stellato e il mare del golfo, come se fosse un’astronave aliena in un racconto fantascientifico di Isaac Asimov.

E’ l’Atlantis The Palm, resort di 1539 tra camere e suites, nato al centro della spettacolare isola The Palm Jumeirah.

Atlantis The Palm

Atlantis The Palm

Costruito su un’area di 46 ettari è considerato l’hotel tematico più affascinante del mondo. Si rifà al mito di Atlantide, il continente sommerso il cui mistero ha appassionato studiosi, esploratori e ricercatori di tesori scomparsi e civiltà mitiche, sin da tempi immemorabili.

L’architettura è caratterizzata dalle Royal Towers: archi, splendide cupole arabescate e guglie decorate che sorprendono per le dimensioni imponenti ed il fascino indiscutibile.

Le camere sono tutte arredate in modo principesco, con tutti i confort necessari e viste spettacolari sul Golfo o sulla Palma di Jumeirah. Le suites ti lasciano interdetto; tra queste, svetta la spettacolare Bridge Suite, 924 mq di puro lusso ubicata sopra l’arco di connessione tra le due Towers.

Un angolo della Bridge Suite

Un angolo della Bridge Suite

La tua vacanza a Dubai sarà unica. La spiaggia annessa è privata ed il mare a Dubai è cristallino. Il resort riserva attrattive da perdere il fiato, come: le Lost Chambers, dedalo di tunnel che aprono la vista a rovine archeologiche e creature marine raffiguranti il misterioso mondo di Atlantide; la gigantesca Ambassador Lagoon con migliaia di pesci che nuotano tra tesori affondati e gli immensi scivoli inseriti in ambientazioni spettacolari; il parco acquatico Aquaventure, immerso in un lussureggiante giardino tropicale e bordato da 700 metri di spiaggia attrezzata, un’esperienza unica per grandi e piccini, fatta di giochi acquatici, cascate, onde e rapide; il Dolphin Bay per interagire con i delfini.

Dolphin Bay

Dolphin Bay

L’offerta per il soggiorno a Dubai continua con 17 ristoranti tra i quali 4 guidati da chef di fama internazionale, tra cui uno italiano. E poi Sport acquatici, un’avenue con oltre 20 negozi e boutique e una Spa all’altezza della struttura completano una vacanza a Dubai emozionale e ineguagliabile.

Che ne dite? Vi è venuta voglia di una bella vacanza a Dubai? eheheheh 🙂


Università a Dubai

2 ottobre 2009

Qualche tempo fa, c’è stata la cerimonia di laurea dell’Università di Wallagong a Dubai, svoltasi nella sala convegni del Jumeirah Beach Hotel, un magnifico complesso posto sulla spiaggia di Jumeirah, vicino al famoso Burj al Arab.

L’intero corpo docente, in impeccabili abiti da cerimonia,  compreso il rettore venuto apposta dalla sede in Australia, ha preso posto sul podio; autorità e ospiti nelle prime file, un centinaio di laureandi da un lato, parenti ed amici dall’altro. E’ stata conferita la laurea Honoris Causa allo Sceicco Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, della famiglia regnante di Abu Dhabi.

Lo sceicco ha svolto quasi ininterrottamente il ruolo di Ministro della Università e della Ricerca dal 1990.

Dopo la prolusione, gli studenti con le migliori votazioni sono stati personalmente premiati dal rettore e dallo Sceicco-Ministro, poi tutti gli altri si sono alternati sul podio per ricevere la propria laurea. Un ottimo catering sponsorizzato da alcune aziende che collaborano con l’università ha completato il programma della mattinata.

Jumeirah Beach Hotel di giorno

Jumeirah Beach Hotel di giorno

Fin qui è una nota di cronaca, che però si presta ad alcune considerazioni interessanti.

Ma cosa ci fa a Dubai l’università di Wallagong?

Wallagong è una cittadina nei pressi di Sidney, e l’Università di Wallagong è una delle tante che servono il bacino di studenti della capitale Australiana.

Come è possible che una università australiana di provincia abbia una sede a Dubai, a una dozzina di ore di volo, frequentata da 3800 studenti, attiva ormai da ben 16 anni?

La risposta si trova analizzando la demografia di Dubai:  solo il 20% della popolazione è locale, l’80% straniera.

Esistono università statali, gratuite per la popolazione locale, ma anche una vasta offerta accademica di sedi locali di università estere. Sono disponibili localmente decine di università estere tra le quail la Sorbona, la London Business School, la Boston Medical School, la Manipal University indiana, per citarne solo alcune tra le più note, sino a strutture molto specializzate come la French Fashion University o la Hult business school.

I docenti sono chiamati a trasferirsi a Dubai per l’anno accademico, svolgendo in loco anche le proprie attività di ricerca. Agli studenti spesso viene proposto di trascorrere alcuni periodi nelle sede principale dell’università. 

Continua…