Dubai: non finisce mai di stupire…

A Dubai, c’è un’azienda locale in una zona della città un pò periferica, in pieno deserto.

Un palazzo come tanti altri, di design moderno, appena costruito, come ogni cosa qui. All’entrata, il consueto scenario, le porte automatiche in cristallo, la hall in marmo vetro ed alluminio, una sala di attesa con una receptionist in abito tradizionale cortese e sorridente, divani in pelle, a disposizione giornali, brochure e personale filippino pronto  a offrire caffè e tè, nel piacevole fresco dopo aver attraversato il pargheggio all’aperto a 42 gradi.

Tutto normale, tutto prevedibile. Tranne un particolare: un lato della reception è una vetrata di una decina di metri, e al di là c’è un grande ambiente con alberi e piscina, abitato da… due tigri bengalesi!

Una zona in ombra dell’ambiente è volutamente posta vicino alla vetrata della hall, pertanto i due bellissimi felini tendono a stazionarvici, facendosi ammirare da molto vicino, dal corridoio di accesso agli uffici usato da tutti i dipendenti e visitatori.

Le tigri hanno a disposizione molto spazio, ogni tanto una delle due fa una corsa e sparisce alla vista, ma poi torna volentieri vicino al corridoio.

Hanno due anni, sono nate nel giardino zoologico municipale di Dubai, la cui direzione ha poi proposto alle aziende del luogo la possibilità di acquisirle, con un pacchetto “chiavi in mano” che prevede la consulenza per il design dell’ambiente, la gestione quotidiana e la sorveglianza dei veterinari dello zoo sugli aspetti medici e di benessere.

Stupire, qui a Dubai, è un must. Ci si prova sempre, costruendo il grattacielo più alto al mondo, l’hotel più lussuoso, il mall più grande e così via. Oppure munendo di tigri la propria hall di ingresso.

E soddisfare l’esigenza di stupire, di fare cose nuove di cui la gente poi abbia motivo di parlare e grazie alle quali si possa valorizzare un marchio o una proposta di affari, stimola l’intelligenza e la creatività di molti, in modo imprenditoriale.

E’ quello che deve essere successo anche al responsabile dello zoo, quando si è posto il problema del parto della sua ospite, la tigre madre, e della conseguente mancanza di spazio per i tigrotti, una volta svezzati. Da dipendente pubblico, ma stimolato dalla mentalità imprenditoriale locale, non ha pensato di risolvere chiedendo più finanziamenti, ma  ha trasformato il problema in un business.

Lo zoo ora fattura un servizio,  immagino con profitto, ha una nuova fonte di cash stabile, e il suo brand è  ben visibile in un luogo di passaggio; penso che anche le tigri hanno a disposizione un ambiente e una cura migliori rispetto a quello che poteva essere il loro destino in uno zoo classico.

L’ufficio acquisti dell’azienda ha aggiunto una nuova voce ai servizi in outsorcing, acquisito da un fornitore specializzato, senza distrarsi dal core business; certo, un costo fisso in più, ma in cambio un motivo in più di orgoglio, di senso di appartenenza per i suoi dipendenti.

Per quanto riguarda i visitatori, credo sia garantito sicuramente il forte effetto, nessuno se lo aspetterebbe, e sicuramente chiunque fa questo “incontro” ne parlerà per un pò di tempo;  e difficilmente dimenticherà l’azienda che altrimenti rimarrebbe piuttosto anonima.

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