Dubai: Futuro Dorato/3

Il bianco profilo di pietra del Wtc segna oggi l’inizio della nuova Sheikh Zayed Road. Lungo il mare si sono moltiplicate le esclusive ville di Jumeirah e si staglia il profilo a vela del Burj Al Arab.

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Intorno a questa icona del lusso sfrenato sono nati gli altri hotel e i centri turistico-commerciali che hanno ridisenato il deserto costiero. Prima fra tutte, Medinat Jumeirah, una cittadina, medinat appunto, ricostruita sul modello dei villaggi del Golfo con vicoli, scalinate, anfiteatri, passeggiate lungo canali artificiali e locali di gusto occidentale. Questo è oggi il nuovo centro città, dove si incontrano gli amici, si mangia e si bevono drink, tra case e alberghi di squisito sapore orientaleggiante, fino alle residenze sul mare degli sceicchi e al Dubai Marina, ultima meta di tendenza per chi ama una vita yacht-style.

Da qui, ci si avventura nelle acque di Palm Jumeirah, isola arificiale a forma di palma, progetto tanto ambizioso quanto lussuoso, prima della trilogia delle isole che comprenderà anche Palm Jebel Ali e Palm Deira. Entrambi molto più grandi della prima, non sono ancora emerse dal mare. E non ha ancora preso forma visibile nemmeno The World, Il Mondo, l’arcipelago di 300 isole vip che, insieme a The Universe, ispirato al sistema solare, e al Waterfront, è tra i progetti destinati a ridisegnare radicalmente il profilo costiero dell’emirato.

A terra, il deserto sarà invece reinventato da due mega progetti: Dubailand e Al Bawadi. Il primo nato esplicitamente con l’obiettivo di replicare e superare Disneyland in dimensioni e attrazioni; il secondo, per battersela con Las Vegas, con almeno 50 alberghi e l’area commerciale più grande al mondo con climatizzatori esterni per rendere sopportabili le infuocate temperature estive, che toccano i 50° C.

Intanto, se il cuore dello shopping rimane Mall of the Emirates con la sua pista da sci nel deserto (anche se si è già affacciato sulla scena l’ultimo sfidante: l’immenso Dubai Mall, 1200 negozi, un acquario con 33 mila pesci e 400 squali ai piedi del Burj Dubai), il centro degli affari pulsa invece al Dubai International Financial Centre (Difc). Il nuovo distretto finanziario in quattro anni ha attirato l’èlite della finanza mondiale, rivaleggiando con New York, Londra e Hong Kong (con cui compete anche per gli esorbitanti prezzi d’affitto). Una zona che non è però solo business, ma anche negozi, fitness center, caffè e gallerie.

Spesso dimenticata dalle mappe turistiche che propongono la città delle meraviglie e dello shopping di griffe, Bastakiya, nella vecchia Dubai, sta lentamente riconquistando il posto al sole che da sempre le è stato proprio, tra piccoli caffè e botteghe artigianali. Complice, da ultimo, il mercatino artistico del sabato, dove ritrovere oggetti e atmosfere totalmente persi dai ritmi patinati della New Dubai. Quest’ultima, però, non ha alcuna intenzione di frenare la corsa.

Il primato del Burj Dubai firmato dal colosso immobiliare Emaar ha i giorni contati. Nakheel, megacostruttore della trilogia delle Palme, ha annunciato la realizzazioe di un grattacielo, che non ha ancora un nome ma ha già un altezza: oltre un chilometro (anche se per ora sono stati sospesi i lavori). I traguardi che Dubai intende tagliare sono ancora molti: la Torre Rotande firmata dall’architetto italo-israeliano David Fischer; la Dubai Towers, che sorgeranno nella parte interna del Creek; i mastodontici piani urbanistici dell’Arabian Canal e dei Jumeirah Gardens. Le turbolenze finanziarie mondiali impongono anche a Dubai un passo più pacato: “Prendiamo tempo”, assicura il governo, “il che non è affatto sinonio di ripensamento”. Anzi…

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